Piazza Biade

(Elisanna Matteazzi Chiesa)

dsc_0362Gli edifici di questa veduta hanno davanti la Piazza delle Biade, divisa dalla piazza dei Signori dalle due colonne veneziane.

E’ una delle piazze che attorniano la Basilica palladiana, e sulle quali si teneva fin dai tempi antichi i mercati di generi minori.

Il nome delle Biade, in antico della Biava, risale al 1262 e dice che qui aveva luogo il mercato dei cereali usati come foraggio e soprattutto delle sementi.

Si è perso il nome della Piazza del vino, continuazione di Piazza Biade, dove era il mercato del vino, situato di fronte alla chiesa dei Servi.

Immettono nella piazza anche contrà Manin, contrà Santa Barbara (l’antica contrada di Santo Eleuterio), stradella dell’Oratorio dei Servi, e retrostanti la Basilica palladiana, contrà Catena, e contrà Gazzolle (il cui nome antico era contrada Gozolarum).

L’edificio più rilevante che si affaccia su piazza Biade è la chiesa di San Michele in Santa Maria in Foro, detta comunemente dei Servi, perché già sotto la giurisdizione della congregazione dei Servi di Maria, stesso ordine dei Serviti della Basilica di Monte Berico.

Il prospetto di un edificio sacro si presenta già nella pianta del “Peronio” del 1481.

Questa prima chiesa fu costruita nel 1407 e completata negli anni 1432-1435, insieme al campanile, (abbattuto nel 1490 e innalzato nella sua forma attuale nel 1541).

Nel 1490 fu compiuto pure un ampliamento. Nel Settecento la chiesa ebbe una ristrutturazione, che cancellò il preesistente stile gotico, ma conservò il bel portale cinquecentesco del Pittoni.

L’interno è a tre navate e vi sono conservate opere importanti, tra le quali: “La Madonna con il Bambino tra due santi: Rocco e Sebastiano” di Benedetto Montagna, nel primo altare della navata di destra e l’“Annunciazione con il Padre Eterno e santi” di Alessandro Maganza nel secondo altare.

Sulla stradella dei Servi si allunga la fiancata a mattoni abbellita da una cornice di cotto, sono ancora visibili elementi della prima costruzione quattrocentesca del Cermison.

Nell’edificio attiguo alla chiesa era ospitato il convento, pure ampliato nel quindicesimo secolo.

Il chiostro mantiene caratteri quattrocenteschi.

Dopo il convento dei Servi inizia la breve via Gazzolle, occupata interamente da una parte e dall’altra da due palazzi: a sinistra da palazzo Godi-Nievo, sede della Prefettura e dell’Amministrazione provinciale, a destra palazzo Volpe-Maltauro.

Palazzo Godi-Nievo fu progettato da Vincenzo Scamozzi sullo scorcio del Cinquecento, ma la attuale configurazione risale al secolo scorso.

Palazzo Volpe-Galletto, ora Maltauro è una costruzione che presenta più di un aspetto interessante. Certamente di origine romanica, la costruzione nacque forse intorno a una casa-torre, una delle tante che Vicenza contava in età medioevale nelle vicinanze della piazza.

Acquistò poi forme e dimensioni nuove nel periodo gotico: il suggerimento viene, oltre che da altri elementi, dalla fascia inferiore della facciata, dal portale d’ingresso a sesto acuto appena accennato, ma le tracce più evidenti sono riscontrabili nel cortile dove tre aperture del piano nobile, riquadrate da una dentellatura, si abbelliscono alla sommità dell’arco ogivale, di pennacchi, e due grandi fioroni affiancano le finestre.

Dalla facciata su strada sporge un balcone che porta la data della ristrutturazione del palazzo avvenuta nel 1552, alla metà del secolo dunque, quando vicino si apriva un altro grande cantiere: quello delle logge del palazzo della Ragione.

Il nome del committente, accompagnato ancora dalla data, si legge nella lapide murata sopra la finestra gotica, verso il cortile: “ANTONIUS A/VULPE EQUES ANNO MDLII”.

Se per le Logge il nome del Palladio è indiscusso, tanto da prenderne da questi il nome, per palazzo Volpe-Maltauro si apre una questione intrigante intorno a chi lavorò alla trasformazione dell’edificio che presenta caratteristiche del repertorio classico, tanto da indurre il Cevese (“Palazzo Volpe, ora Maltauro, dalla costruzione al restauro”, 1988) a una attribuzione che, se un po’ spericolata, apre un nuovo capitolo sull’architettura vicentina.

Sarebbe Andrea Palladio, amico di Antonio Volpe, noto personaggio del patriziato vicentino, incaricato dei pagamenti per la costruzione delle Logge, nella veste di magnifico presidente della fabbrica di piazza e quindi in rapporti di conoscenza inerenti al lavoro con Palladio, l’autore dell’intervento cinquecentesco di palazzo Volpe-Maltauro.

Bibliografia

  • R. Cevese, A. Ranzolin, G. Faggin, Palazzo Volpe, ora Maltauro, dalla costruzione al restauro, Gruppo Maltauro, Vicenza, 1988.
  • F. Barbieri, R. Cevese, L. Magagnato, Vicenza, Arti Grafiche delle Venezie, Vicenza, 1935.